L'opinione degli esperti



Il pianto senza causa apparente

Prof. Remo H. Largo

Il pianto di un neonato

Prof. Dott. Bernhard Hassenstein

"Ritengo che queste fasce siano un mezzo di trasporto ideale, che durante i primi quattro / cinque mesi non dovrebbe essere sostituito da nessun altro mezzo di trasporto. Le trovate in commercio sotto il nome DIDYMOS. Esse rispondono pienamente alla necessaria ed intensiva esigenza del contatto genitore-bambino."
Dott. Wolfgang Uplegger,
pediatra


"Queste fasce DIDYMOS sono senza dubbio da preferire a tutte le cinghie e marsupi da trasporto offerti sul mercato, perché solo queste permettono un ottimo contatto fisico con il bambino. Le fasce possono essere legate in più modi, proprio come è più comodo per il bambino."
Prof. Dott. H. Czermak,
pediatra

I lattanti che vengono portati dappertutto in questa fascia, sul fianco, davanti alla pancia o sulla schiena della madre, si sviluppano meglio di bambini che passano la maggior parte del tempo nel lettino. Questo vale sia per lo sviluppo motorio che per quello cognitivo ed emozionale. Generalmente i genitori cullano i loro bambini solo quando li vogliono calmare. Ragguardevoli pediatri e ortopedici la consigliano per i seguenti motivi: durante il trasporto gli occhi del bambino vedono molto più del mondo circostante ed il cervello del bambino riceve quindi più stimoli per lo sviluppo. Tramite i movimenti della mamma vengono stimolati i nervi ricettivi della cute, come anche gli organi del movimento e dell'equilibrio. Ogni spo-stamento del baricentro richiama un relativo riflesso dei nervi e dei muscoli. L'intensivo contatto fisico e visuale con la mamma o il papà (anche lui dovrebbe portare il lattante!) suscita un sentimento di protezione, il cui effetto psicosociale è di un valore incalcolabile. Nella fascia DIDYMOS le gambine del bebé si trovano divaricate nella posizione anatomica richiesta, per es. quando è seduto a cavalcioni sul fianco. Così si evitano abituali lussazioni dell'anca.
Tratto da un articolo redalto dal Prof. Dott. Ernst J. Kiphard,
istituto di ricerca di educazione fisica e sportiva dell´ Università di Francoforte

In questa fascia il bambino siede in corretta posizione anatomica divaricante e la schiena viene pienamente sostenuta. È noto che presso i popoli primitivi si manifestano solo raramente lussazioni dell'anca, poiché i bambini vengono portati in questo modo. La terapia con la mutandina divaricante adottata in Germania può essere benissimo favorita portando il bimbo nella fascia. All'affermazione apparentemente legittima che con l'uso della fascia DIDYMOS una perdita di calore nuocia al lattante si puó replicare che un lattante in buona salute è perfettamente in grado di sopportare gli sbalzi di temperatura delle nostre latitudini, senza essere avvolto fino ai capelli. Viene stimolata in modo naturale la regolazione del calore del corpicino, che allo stesso tempo si irrobustisce, ed inoltre è garantita la profilassi contro il rachitismo, cosa che non avviene se il bambino è schermato dalla luce. L'effetto psicologico provocato da questo modo di portare il bambino giova sia all'intimo legame tra genitore e bambino, che all'intelligenza del bambino stesso. Il bimbo ha bisogno del sentimento di sicurezza che gli viene trasmesso dal forte contatto con la madre e il padre. I genitori si trovano sempre in vista e nessun parasole di un carrozzino delimita l'orizzonte. Io stessa ho potuto convincermi dei pregi dellla fascia, portando così il mio secondo bambino. Le mani rimangono libere e si possono svolgere i propri compiti, per es. accudire il fratello o la sorella senza tralasciare il bebé. Il bambino partecipa già molto presto alla vita di famiglia. Inoltre le commissioni richiedono poco tempo: non servono parcheggi per carozzini , si evitano lunghe attese davanti ad ascensori sopraffollati e scompaiono i problemi di posto nei mezzi pubblici. Tutto questo permette alla mamma di portare con se il bambino in molte più occasioni. Così partecipa a tutto e impara a capire il mondo che lo circonda.
Tratto da un articolo di H. Peters (ostetica),
pubblicato sulla tivista "Deutsche Hebammenzeitschrift"

Fino a poco tempo fa, ed in parte ancora oggi, si riteneva che i lattanti, del tutto dipendenti dai genitori e privi di proprie capacità, dovessero, per diventare bambini capaci di comunicare, passare il loro tempo essenzialmente mangiando e dormendo. Un lattante accontentato delle sue neccessità fisiche, che dorme in una stanza separata e silenziosa, non è assolutamente contento. Anche un lattante appena sveglio incomincia a piangere, se dopo essersi fatto sentire con un cenno non riceve alcun segno di presenza dai genitori (Morath, 1977). Il bebé ha molto spesso bisogno della presenza, o anche solo di un cenno di presenza dei genitori, di quanto questi possano concepire, anche perché niente di inquietante sembra circondare il bambino. Eppure il silenzio e la solitudine, che sono normali per un bimbo, lo turbano. Il lattante non è di natura legato al suo nido, come afferma Portmann (1944/69), bensė è stato reso tale (Peiper, 1950, 1955, 1961). Il lattante umano dimostra ancora oggi con la biologia del suo comportamento la sua appartenenza alla specie del bambino portato. Lo dimostra il suo bisogno della presenza del genitore. Il sonno profondo del bebé, anche se viene scosso o se si trova in un ambiente rumoroso, dimostra l'effetto tranquillizzante dei cambiamenti di posizione, che segnalano la presenza dei genitori. Questo comportamento è tipico per l'animale portato, la cui sopravvivenza, in riferimento alla storia della sua discendenza, è sempre dipesa dalla presenza della madre.

L'equilibrio è uno dei sensi che si sviluppano per primi; l'effetto positivo di essere mossi viene sfruttato in diverse cliniche per incentivare lo sviluppo di bambini nati prematuri o in sottopeso. A Chicago adoperano materassi ad acqua nelle incubatrici, nelle cliniche svedesi utilizzano amache. Si sono manifestati meno problemi cardiaci o di respirazione e i bambini si sono sviluppati meglio.

Portare i bambini ha diversi effetti positivi sul lattante. Il movimento lo fa sentire accompagnato e gli dà sicurezza. Inoltre si crea un contatto fisico pių intenso. L'effetto positivo del contatto cutaneo è stato descritto dettagliatamente da Hilsberg (1985) e da Solter (1987); Montague (1974) sottolinea nella sua opera classica l'importanza del contatto fisico per lo sviluppo del bambino. Secondo le osservazioni di Hunziker (1986, 1988) i lattanti che sono stati portati per circa quattro ore al giorno in posizione eretta piangevano evidentemente meno, dalla terza settimana di vita, dei bambini del gruppo in osservazione. Fasi di veglia più lunghe e il buon umore hanno inoltre dimostrato cosa è in generale di vantaggio per lo sviluppo del bambino. È noto che i bambini che crescono in culture in cui vengono soprattutto portati sono più tranquilli e piangono meno.

Tratto dalla dissertazione della Dott. Evelin Kirkilionis,
Universitá di Friburgo,1990


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